Come uscire da una domanda che ti mette in imbarazzo, con eleganza

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Del sano imbarazzo, croce e delizia di tutte le sensazioni spiacevoli ma non dolorose. Fonte di paura e ansia, compagno fedele del disagio, ingredienti della vergogna ed emozione che da senso a tutti quei momenti un sapore di forte inadeguatezza; come uscire da una domanda che ti mette in imbarazzo? Come gestire questa sensazione sgradevole?

La maggior parte non sa che in realtà è possibile gestire questo genere di situazioni con eleganza e capacità sfruttando le regole del galateo e un po di più semplice buonsenso.

Bisogna anche ricordarsi che la vergogna non è altro che una delle emozioni fondamentali tanto in elementi positivi della vita emotiva del singolo essere umano quanto in elementi negativi della stessa vita. Trascurare il senso di vergogna significa provare a mettere sotto il tappeto i campanelli d’allarme per dei disturbi più importanti.

Chiaramente provare a dipanare questo argomento molto vasto e complesso nel giro di un singolo articolo non è esattamente facile, per questo motivo oggi cercheremo di affrontare la questione partendo da una situazione ben precisa.

Noi di Meeters abbiamo una certa esperienza con la creazione di tour e viaggi: da anni lottiamo per creare eventi in grado di migliorare ampiamente la qualità del tempo libero dei suoi partecipanti e ci premuriamo nel creare occasioni per stringere nuove amicizie.

Questione di analisi

La prima cosa da dover fare è capire il contesto in cui ci si trova, cercando di capire cosa ci è permesso e cosa no.

Bisogna porsi internamente diverse domande prima di effettivamente pronunciarsi in un qualche tipo di risposta:

  • che tipo di rapporto si ha con l’interlocutore?
  • di che argomento si sta parlando?
  • in che luogo ci si trova?

Già rispondere a questa serie di tre domande permette di capire qual è il proprio raggio d’azione e il proprio spazio di manovra. Una volta capito questo è possibile provare a utilizzare una delle moltissime tecniche possibili cercando di mediare tra eleganza e intelligenza.

Saper distrarre

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Partiamo dalla tecnica base per cercare di divincolarsi da una discussione a cui non si vuole partecipare: spostare l’attenzione su un elemento esterno. Sviando l’argomento su qualcosa che sta accadendo intorno a chi fa la domanda è possibile effettivamente decentrare il fulcro della discussione ed evitarsi una domanda scomoda.

Ci sono comunque tutta una serie di elementi che rendono questa tecnica inefficace: in primis è necessario essere convincenti nello spostare l’argomento della conversazione, non lasciando trasparire imbarazzo ma sincero stupore per la cosa di cui si vuole parlare; in secondo luogo è ancora più importante avere il giusto tempismo.

Una conversazione spostata dopo diversi secondi dall’inizio della domanda non fa altro che sottolineare il “sono estremamente in imbarazzo a rispondere a questa cosa, meglio parlare di qualsiasi altra cosa” mentre una conversazione spostata ancor prima della fine della domanda può risultare più convincente ad occhi esterni.

Il terzo incomodo

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Altra tecnica sempreverde per queste situazioni è senza dubbio quella del terzo incomodo, ovvero del trascinare a parole una terza persona all’interno della conversazione. Questo permette all’attenzione di spostarsi altrove e, con un po’ di fortuna, alla domanda di svanire nel flusso della conversazione.

Un altro vantaggio di questa tecnica è il poter dare una risposta più generica, sfruttando il fatto che ci sia un’altra persona la cui opinione è richiesta a cui potersi appoggiare.

Il problema di questa tecnica è che dipende tutto dall’altra persona che vogliamo far entrare all’interno del discorso. Non si può coinvolgere uno sconosciuto all’interno di qualsiasi tipo di discussione mentre già è diverso per amici e familiari. Nel caso di un collega, magari perché si sta parlando di lavoro, la cosa migliore da fare è cercare di limitarsi quanto più possibile dal dare giudizi qualitativi di qualche tipo.

Utilizzare a proprio vantaggio la franchezza e l’onesta

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Una maniera molto elegante per uscire da una conversazione difficile è quella di non avere timore e di affrontare l’eventuale figura barbina con l’educazione, la più potente arma tra tutte.

Che significa questo? Che rispondere semplicemente “questa domanda mi mette a disagio, preferirei non rispondere” permette di scavalcare abilmente un sacco di problematiche legate a questo genere di conversazioni.

Non c’è strumento comportamentale migliore semplicemente del porre con garbo una propria posizione e del mantenerla. Quando la parola viene esposta in maniera gentile, con dei modi garbati e appropriati, tutti non possono fare altro che avere la sensazione di aver comunque ottenuto un’interazione soddisfacente.

Questo stratagemma, in fin dei conti, non è molto diverso da quanto viene fatto da certi politici nella comunicazione interpersonale.

Due parole riassuntive sul tema

È importante capire le motivazioni per le quali si vuole schivare una domanda che ci mette in imbarazzo. Questa domanda porta ad una manifestazione di bassa autostima? È una domanda che ci fa fare un passo in più verso argomenti di cui non vogliamo parlare o verso cui ci sentiamo in soggezione?

Siamo esseri umani e chiaramente non possiamo riuscire in tutto: quello che dobbiamo interiorizzare, però, è che le persone se trattate con onestà e gentilezza tendono a essere più accondiscendenti. Gli attacchi alla propria personalità esistono ed è legittimo pensare alla propria sicurezza o al significato delle parole altrui, l’importante è avere coscienza delle situazioni in cui ci si trova.

Non c’è niente che possa migliorare la situazione più di un sorriso in pieno viso, anche quando si prova vergogna.

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