Il mio perché di Santiago

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Stasera, dopo il lavoro, vista la clemenza del tempo dopo giornate davvero fredde, uggiose e poco settembrine, mi sono concessa una bella corsa immersa nella natura e lontana dai rumori della giornata e della città.

Chi corre lo sa: la corsa é innanzitutto uno status mentale: con la corsa non corrono solo le gambe ma anche i pensieri.
E, non so come, la mia mente è tornata indietro di un anno: mi sono messa a ripercorrere sentieri, ricordare emozioni e rivedere volti lungo il mio cammino di Santiago.

Ora vorrei parlarvi non del cammino in sé (volentieri alla prossima puntata),  ma della motivazione che mi ha spinto a intraprendere questo percorso a dir poco magico.

L´avevo in testa da almeno due anni, ma quando arrivava il momento di scegliere la meta del mio prossimo viaggio mettevo da parte questo sogno puntando su mete piú lontane e adrenaliniche.

Poi, il destino ha scelto per me.

A maggio dell’anno scorso ho fatto una normale visita di controllo, da cui é emerso che avrei dovuto fare accertamenti ulteriori, terminati i quali avrei dovuto attendere qualche settimana in attesa del responso.
Sono stata liquidata con un ” non dovrebbe essere nulla di grave, ma preferiamo indagare ulteriormente”.
Quelle frasi che ti lasciano inebetita, il cuore accelera all’improvviso i suoi battiti, la tua mente che comincia a ripercorrere la tua vita…e tutto questo in un nanosecondo.

Piú vivo e piú mi rendo conto che la vita debba essere presa per come é: gli imprevisti possono bussare sempre alla tua porta, da un momento all’altro, mandando in frantumi un progetto.

Così ho imparato a prendere con filosofia queste “deviazioni”.

E sapete cos’ho fatto? Alle 15 di pomeriggio dello stesso giorno avevo prenotato il volo per Madrid, il treno veloce per Leon e l’autobus notturno da SMadrid per il rientro.
Mi sono detta: perché attendere magari una risposta negativa che puó cambiarmi la vita?

Ho acquistato subito una guida e ho creato il mio cammino suddividendolo per tappe.

Premetto di essere amante della montagna: la vivo a 360°, dall’escursione semplice alla tappa impegnativa suddivisa per giorni, dal sentiero alla roccia, dalla ferrata al ghiacciaio, per cui possiedo una buona e altrettanto variegata attrezzatura.
Nonostante ció mi ero resa conto che qualche spesuccia sarebbe stata indispensabile.
Quindi fatta la mia lista mi sono data alla shopping.

L’emozione aumentava a mano a mano che i giorni che mi separavano alla partenza diminuivano.
In quelle settimane mi sono allenata maggiormente in palestra e dedicandomi a camminate piú sostenute nel weekend.

Ero carica, mi sentivo leggera e pensavo poco al responso della visita.

A quel punto non mi restava che preparare lo zaino.
Il giorno prima, quindi, ho svuotato armadio e cassetti di ció che mi ero convinta di portarmi dietro con la pia illusione di dover solo riempire lo zaino la mattina dopo, e finalmente partire!
(PS: “pia illusione di dover solo riempire lo zaino” perché a 3 ore dal mettermi in macchina verso Malpensa, ho fatto, svuotato, riempito nuovamente lo zaino ecc … ben 3 volte!!! ne ho cambiato i connotati da quanto l’ho deformato.)

Ricordo che ero appena uscita da un ufficio e mi stavo dirigendo verso la mia bici quando mi squillò il cellulare.
Numero sconosciuto.
Lí per lí mi sono solo detta “chi sará mai? Rispondo?”
Era l’ospedale: mi riferiva che dal giorno seguente avrei potuto ritirare il referto.
La voce all’altro capo del telefono mi ha catapultato in una dimensione dimenticata e il mio cuore ha cominciato a battere all’impazzata.
Ricordo la mia voce che chiedeva di conoscere in quel momento l’esito (in quel momento il mio organo di fonazione non era collegato al mio cervello), in quanto sarei stata impossibilitata a ritirarlo per qualche settimana.
“Un momento” é stata la riposta; e subito dopo “allora vediamo…”: ha iniziato a leggere il poema di parole incomprensibili proprie di un vocabolario di termini puramente medici. E leggeva, leggeva…ma io volevo solo sentire la parola “negativo”.

Alla fine le mie orecchie l’hanno udita!
Tutta la tensione si era trasformata in un sorriso immenso.
Il mondo era tornato a colori e sentivo il calore del sole sul mio viso.
Pedalavo serena e sollevata, nulla quel giorno poteva farmi sentire diversamente felice!

Vi lascio con questo detto: “ció che é nel tuo destino, prima o poi si realizzerá. La vita é saggia e, al momento giusto, troverá un modo.”

Sei d’accordo? ;)

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