Il ponte. Tra realtà e metafora.

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Il ponte è una delle opere più grandiose che l’uomo abbia mai realizzato.

Può essere allo stesso tempo semplice nella forma e complesso nella realizzazione o viceversa.
Dal punto di vista strutturale può essere ad arco, sospeso o strallato.
Può essere costituito di tanti materiali diversi, dagli storici in muratura, ai più moderni in acciaio e cemento armato, a semplici passerelle in legno.

Il ponte è un elemento che è stato sempre presente nell’architettura fin dall’antichità, semplicemente si è adattato all’evoluzione tecnologica in termini di materiali e di nuove tecnologie rese a disposizione, ma le conoscenze di base non sono mutate nel tempo.

Un principio di validità generale, ma purtroppo attualmente spesso disatteso, è che l’alta tecnologia non deve necessariamente sacrificare l’aspetto estetico a quello economico.

Ogni volta in cui si mette mano al paesaggio, sia esso già urbanizzato o ancora intoccato, andando ad inserirvi un nuovo elemento si dovrebbe prestare primariamente attenzione all’estetica, intesa come impatto che l’opera avrà sull’ambiente, e far seguire a questa la tecnologia, scegliendo la più adeguata tra quelle disponibili.

Non da ultimo le spese in termini di vite umane che si registrano talvolta con queste opere.
Si pensi al caso del Forth Bridge (Scozia, 1890) a lungo considerato una meraviglia dell’era industriale e dichiarato parte del patrimonio UNESCO nel giugno 2015, vi lavorarono fino ad un massimo di 4600 lavoratori per la costruzione e si registrò la perdita di 98 vite.

E’ dunque lecito ritenere un’opera che fa vittime ancora prima di essere in grado di servire la scopo per la quale viene fatta un’opera grandiosa e da salvaguardare?
Sarebbe forse il caso porsi talvolta dei limiti dovuti non tanto alla realizzabilità dell’opera o alla sostenibilità economica, ma alla sostenibilità umana dell’opera stessa.

Dunque la realizzazione di opere destinate a segnare inevitabilmente dei cambiamenti all’ambiente in cui si inseriscono e alle persone che vi interagiscono, porta con sé anche tanti controsensi, ma quello che però non cambia è il significato che porta con sé, che ha attraversato i millenni è rimasto immutato e che consci o meno guida tuttora la costruzione dei ponti: unire due parti che in origine erano divise. Per questo i ponti sono una delle opere più grandiose che l’uomo abbia mai realizzato, per la sua carica di significato metaforico oltre che alla loro concreta utilità.

Infatti l’attrazione verso ciò che è sconosciuto, la spinta verso l’oltre, l’altro, il diverso, ha attivato nell’essere umano la capacità creativa di “gettare dei ponti” che consentono comunicazione e possibilità di incontro tra differenti realtà, senza per questo ostacolare il fluire di ciò che era preesistente.

Dove si costruiscono ponti non ci sono assimilazione, fusione o identificazione totali, ma piuttosto accrescimento di conoscenza e scambio di idee.
Il ponte è cioè esperienza concreta di unità e diversità insieme, di opposti che in origine sembravano molto distanti ed improvvisamente si trovano ad essere talmente vicini da poter interagire con grande facilità.

Attenzione però perché un ponte non si può costruire da soli, infatti si parte da un estremo, ma se manca dove appoggiarsi, ovvero chi ti tende la mano dall’altra parte, non si può fare.

Per chi si occupa di psicologia, sognare un ponte è di solito un sogno positivo perché significa che si è prossimi al raggiungimento di un obiettivo, al ricongiungimento di sentimenti e persone con il sognatore.
In particolare sognare un ponte sospeso significa che il coraggio non vi manca, perché siete disposti a raggiungere il vostro obiettivo, anche prendendovi dei rischi.

Pensiamo alla tipologia del Ponte Tibetano: originariamente realizzato con sole funi ancorate alle estremità messe in collegamento dal ponte stesso e senza appoggi intermedi.
In una tale struttura più tese sono le funi, più stabile è il ponte, in quanto si riducono le oscillazioni laterali: ovvero più gente c’è vi è sopra e più è stabile (entro i limiti di portata, ovviamente).

Quindi, se vogliamo riportare questa nozione ad una metafora: più persone intraprendono insieme una certa strada, più il gruppo si rafforza.

E Meeters non è anche questo in fondo? Un gran bel ponte sospeso tra una persona e un’altra? tra una regione e un’altra?
tra una cultura e l’altra?
Un ponte tra varie diverse esperienze che si incontrano tutte in una passione comune: il piacere di stare insieme, di trascorrere del tempo immersi nella natura e di condividere momenti indimenticabili.

E voi cosa ne pensate? Come vi comportate di fronte a distanze, diversità? Costruite ponti o innalzate mura? ;-)

 

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