Un Viaggio tra i colori di Burano

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Venezia si preannuncia con il profumo salmastro della laguna che valica incerto le porte del treno già da qualche fermata prima della stazione di Santa Lucia.

Ad accogliermi il vociare lontano dei turisti più mattinieri, l’aria frizzante di una città che non sfiorisce mai e conserva nei secoli il suo misterioso fascino.

Aspettando i miei compagni di avventure decido di assaporare a pieni polmoni quell’atmosfera intrisa di curiosità, ottime aspettative e voglia di avventura facendomi un giro nei dintorni.

Eh sì, mi eri mancata Venezia: vederti specchiare nei canali interrotti dai meravigliosi ponti, farti piccola piccola nelle calli per poi prendere respiro nel più vicino campo, vederti accogliere così tanti ospiti delle più varie nazionalità, e seppur stanca e forse annoiata da questo ininterrotto fluire di viaggiatori mantenere la tua eleganza e compostezza che fa di te la regina del Mare e delle Arti.

Raggiungo l’allegro gruppo: con gli ultimi arrivati ci dirigiamo alla fermata più vicina, dove prendiamo il traghetto che ci porterà a Burano.

La giornata è meravigliosa, il calore del sole che splende sulla città viene mitigato dalla deliziosa brezza lagunare.

Facciamo scalo alla vicina isola di Murano, che visiteremo nel pomeriggio: da qui si raggiungiamo la nostra meta in 20 minuti circa.

Burano è nota per la lavorazione artigianale dei merletti: è anche possibile visitare la Scuola e il Museo dedicati a quest’arte manifatturiera che da secoli conserva il suo fascino e attira ogni anno migliaia di turisti da tutto il mondo.

Ma l’isola è conosciuta soprattutto per la sua pittoresca varietà di toni e colori.

Si dice che durante la stagione invernale Burano venga avvolta dalla nebbia e l’unico modo per facilitare i pescatori sia di dipingere le abitazioni con colori vivaci.

Per questa sua particolarità Burano attirò nei primi del Novecento tantissimi artisti e pittori: nacque e prosperò così, tra il 1911 e il 1946, la cosiddetta “Scuola di Burano”, un vero e proprio circolo d’arte che ospitò pittori da tutta Europa.

Dopo aver consumato un pranzo in compagnia iniziamo la nostra esplorazione delle allegre viuzze: come trattenersi dal fotografare ogni angolo?

Piccole casine blu, gialle, rosse, verdi, arancio si alternano a deliziosi negozi di merletti, a ristoranti, suggestivi scorci sulla laguna, ponti sotto i quali si riflette ondeggiante quell’incantevole arcobaleno architettonico.

Dopo esserci persi per quell’arzigogolato intreccio di stradine facciamo ritorno in traghetto all’isola di Murano.

Il vetro di Murano è composto di sabbia di silicio, carbonato di calcio e soda. Il composto viene lasciato ad una temperatura di 1300 gradi per almeno 10 ore: diventa così una pasta malleabile. Per la colorazione vengono utilizzate polveri naturali (ossidi di metallo).

Nel 1271 lo statuto Capitolare di Venezia tutelava la manifattura del vetro veneziano, proibendo che venissero importati vetri dall’estero e negando ai vetrai stranieri la possibilità di operare a Venezia. Nel 1291 viene decretato il trasferimento delle vetrerie da Venezia all’isola di Murano, in modo da confinare eventuali incendi. Il vetro di Murano ha quindi più di 700 anni!

Nei tempi le tecniche si sono affinate e perfezionate, e il vetro di Murano è oggi uno dei più rinomati e imitati al mondo (per questo è stato registrato un marchio per garantire l’autenticità e la provenienza dell’oggetto).

Abbiamo la fortuna di assistere alla realizzazione artigianale di oggetti di vetro per mezzo di due diverse tecniche: soffiatura e scultura.

Con la prima tecnica viene creato un vaso che nasce dal soffio del maestro per essere poi modellato attraverso numerose rotazioni del cannello, un lungo tubo di acciaio, e con l’aiuto di altri strumenti.

Per mezzo della scultura viene invece plasmato sotto i nostri occhi, a partire da una sfera vitrea simile al caramello, un grazioso cavallino che prende a poco a poco forma sotto gli occhi incantati di tutti. Viene da ultimo separato dal cannello con la recisione di quello che appare come un vitreo cordone ombelicale: la “nascita” di questa creatura è ultimata.

Passeggiando ci imbattiamo nella Chiesa di San Pietro martire risalente a metà XIV secolo dove possiamo ammirare alcune opere del Tintoretto, di Giovanni Bellini e Paolo Veronese.

Tornati a Venezia ci salutiamo con un aperitivo (se non a Venezia, dove si può bere un ottimo spritz? ;-) ) e ci auguriamo di ritrovarci alle prossime uscite.

Grazie a tutti!

 

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